Scampato, come Scarmentado ad un auto da fè , ritrova Cunegonda (e perde Pangloss); s’imbarca con lei e i loro servi (una vecchia principessa diventata serva e il fedele Cacambò) su una nave diretta verso il nuovo mondo per trovare un posto tranquillo nel quale vivere. Ma anche qui le cose non vanno bene, perde di nuovo Cunegonda ed è costretto a fuggire dopo aver infilzato con la spada il fratello della sua amata che non voleva acconsentire al matrimonio.
In seguito a varie peripezie Candido e Cacambò raggiungono la mitica terra di El Dorado dove regna la felicità; i due dopo aver passato un mese in questa magica terra ripartono pieni di doni con 100 pecore cariche di tesori. Al loro arrivo a Buenos Aires, dove dovevano riprendere Cunegonda, di pecore, però, ne avevano solo due. A Buenos Aires i due amici si dividono, Candido parte per Venezia con Martin (filosofo pessimista che si contrappone all’ottimista Pangloss) mentre Cacambò si reca a liberare Cunegonda per poi raggiungere il suo padrone in Europa.
Candido e Martin raggiungono Venezia dopo aver girato l’Europa in lungo e in largo; ritrovano Cacambò che è diventato schiavo di un sultano di Costantinopoli, recatosi a Venezia per il carnevale.
Si imbarcano col sultano e Cacambò per Costantinopoli, dove vogliono riscattare Cunegonda (diventata brutta) e la vecchia principessa, serve dello stesso sultano.
Sulla galera incontrano Pangloss e il barone (che non sono morti!), li riscattano e si recano da Cunegonda. Finalmente riunitosi a lei, Candido vuole sposare la ragazza (nonostante sia diventata brutta), ma il barone si oppone nuovamente. Candido lo rimette sul bastimento e lo rispedisce a Roma (il barone aveva preso i voti).
La compagnia si stabilisce a Costantinopoli dove trova la serenità nel lavoro.
Il romanzo è ricco di peripezie, massacri e disavventure che si susseguono a ritmo incessante. Nessuno è risparmiato dal vortice delle disgrazie, l’unico posto tranquillo al mondo è il paese di El Dorado, che però è un paradiso utopico (creato dalla fantasia dei Conquistadores spagnoli) e in questo senso aumenta la sensazione di precarietà del resto del mondo. Voltaire usa El Dorado per contrapporre un mondo fantastico al mondo reale rappresentato in tutta la sua durezza dal terremoto di Lisbona.
Il viaggio a El Dorado è un viaggio favoloso che rimarrà nel ricordo dei protagonisti come un sogno. Voltaire utilizza i luoghi della sua narrazione non a caso, ma seguendo un piano preciso rispetto a ciò che vuole esprimere. El Dorado rappresenta l'antitesi con il mondo reale non solo perché è l'unico luogo al mondo dove non esiste cupidigia e dove si trova la felicità, ma anche perché è ambientato ai confini del mondo in un atmosfera mitica, El Dorado rappresenta l'altro, il diverso. Tutto li è diverso, dall'economia alla felicità, ma diverso è anche il luogo fisico in cui si trova, non è in Europa e nemmeno in oriente, ma si trova in America, terra appena scoperta e quindi favolosa. Non si trova neppure nell'America anglo- francese ma nell'America spagnola e anche questo contribuisce alla dimensione esotica del luogo.
Voltaire tende a ridurre tutto a un antitesi, dove le contrapposizioni si succedono a ritmo incalzante, frenetico. Gli eventi appaiono comici, presentati come voluti da Dio e quindi normali. Tutto il romanzo è caratterizzato dalla riduzione dei problemi ad aneddoti, con le disgrazie che sono viste come necessarie nel migliore dei mondi possibili. Voltaire rende più semplice la realtà anche semplificando le cause degli avvenimenti (esemplificativo in questo senso è il brano in cui Pangloss fa la genealogia della sua sifilide) riducendole a mere ragioni meccaniche che tengono conto solo delle origini fisiche dei mali, senza mai indagare quelle morali e psicologiche. Il viaggio di Candido è un viaggio convulso, reso ancora più evidente dal continuo rincorrersi dei personaggi. Il tono ironico e grottesco toglie anche agli eventi più truci ogni aspetto di tragedia, e, come osserva Auerbach “il ritmo costituisce in Voltaire, (…), anche una parte della sua filosofia; esso gli serve a buttar fuori in maniera tagliente i moventi essenziali delle azioni umane, quale egli li vede, cioè nel senso più materialistico, e quasi a denudarle, senza tuttavia diventar mai triviale” . I protagonisti nel loro errare cercano inutilmente una spiegazione ai mali del mondo. Solo la conclusione prospetta la pace, pace e serenità dati dall’onesto lavoro, con la morale del coltivare il proprio giardino.
Questa massima racchiude in se anche il distacco dal mondo e la rinuncia a dare una spiegazione metafisica della realtà; come già in Babuc anche in Candido si ha la tendenza a lasciare andare il mondo come va, senza cercare spiegazioni. All’uomo che non può capire il disegno divino non rimane altro, per allontanare la noia, il vizio e la miseria, che dedicarsi al proprio lavoro, senza porsi troppe domande e occupandosi dei fatti propri.
Il viaggio ricco di peripezie del Candido non riguarda solo l'omonimo protagonista, ma coinvolge anche gli altri personaggi.
Di indubbio interesse è il viaggio di Cunegonda; la baronessina all'inizio del racconto ci viene presentata come "di bel colorito, grassottella, fresca e appetitosa" , alla fine del romanzo troviamo invece una descrizione del tutto diversa:"abbronzata con gli occhi sciupati, il seno rinsecchito, le guance grinzose, le braccia rosse e sgranate" . Le due descrizioni paiono rimandare a due personaggi diversi, invece si tratta della stessa Cunegonda. Ma cos' è accaduto per creare un cambiamento così sconvolgente? Cunegonda come Candido è passata tra mille traversie che l'hanno profondamente cambiata. Mentre Candido è diventato "filosofo", abbandonando per sempre il suo originario candore, Cunegonda è invecchiata; la sua figura, infatti, contribuisce a sottolineare l'assurdità della tesi del migliore dei mondi possibili.
In questo caso, l'eroe avrebbe trovato al suo ritorno un eroina in splendida forma. Nel mondo reale invece le disavventure cambiano la gente, sia moralmente sia fisicamente.
Mentre Cunegonda invecchia e si adatta a vivere in un mondo corrotto e crudele, trovando nella famiglia e nel lavoro un motivo
per continuare a vivere, ciò non accade, come vedremo, alla bella Saint-Yves. L'eroina dell’'Ingenuo infatti non riuscirà ad adattarsi alla durezza del mondo e morirà. Dunque Voltaire ci sottolinea come la vita, con le sue molteplici esperienze cambi gli uomini; ma spesso se l'eroe maschile matura psicologicamente le sue eroine invecchiano o soccombono.
Anche in Candido ritroviamo un filo conduttore comune a molti altri racconti Voltairiani, cioè il viaggio che diviene luogo privilegiato d’esperienze che aiutano il processo di formazione dei personaggi. Gli eroi e le eroine del nostro filosofo, sono grandi viaggiatori, alcuni per necessità (Candido, Babuc, Zadig, ecc.) altri per curiosità (l’Ingenuo, ecc.), intraprendono viaggi più o meno lunghi, in cui vengono a contatto con idee e culture differenti. L’esperienza, sia cercata sia subita, suscita riflessione; ciò che all’inizio era certo, diviene oggetto d’analisi e di riflessioni che spesso portano ad abbandonare vecchie posizioni ormai confutate dalla realtà dei fatti. Cadono alcuni pregiudizi, gli orizzonti si allargano, si fa strada lo scetticismo sia metafisico che morale per sostituirsi al dogmatismo iniziale. Il personaggio abbandona il candore e l’ingenuità propri dell’inizio dei racconti, per apparirci più saggio e maturo. Questo, a differenza di Candido, non accade però a Pangloss, che conserva per tutto il romanzo l’aspetto di un personaggio caricaturale privo di spessore. Infatti, il filosofo tedesco, nonostante tutte le terribili vicende che deve affrontare nel corso del racconto, non riesce a staccarsi dalla sua filosofia ottimistico-leibniziana e preferisce negare l’evidenza dei fatti.
In Candido è definitivamente caduta la speranza di un intervento della provvidenza divina, (mentre in Zadig se pur in modi incomprensibili agli uomini la provvidenza esiste).
In generale si suole attribuire questa visione pessimistica al terribile terremoto di Lisbona del 1755. Quest’evento turbò le coscienze dei pensatori del settecento, infatti, mal si capiva come potesse essere utile alla provvidenza il massacro di migliaia di uomini. Tale evento dava un duro colpo all’ottimismo filosofico e alla teodicea settecentesca. Da allora nei racconti di Voltaire il male appare sempre più evidente e inspiegabile, e la condizione umana sempre più intollerabile e triste.
Voltaire si può a buon diritto inserire nella storia della letteratura di viaggio, egli infatti, era uno scrittore poliedrico con molteplici interessi, che andavano dalla saggistica filosofica agli scritti storiografici, dalle tragedie ai romanzi filosofici. Sono proprio questi ultimi a dare a Voltaire un posto nella letteratura di viaggio, questo è infatti uno dei filoni narrativi prediletti dal nostro filosofo, perché più di altri permette di giocare con le storie e i personaggi, ambientandoli ora in luoghi fantastici e favolosi, ora in luoghi storici e verosimili. Il viaggio permette di costruire alla maniera swiftiana un velo da interporre tra la vicenda narrata, posta in un luogo lontano, e la Francia contemporanea, che, più o meno velatamente, fa capolino in ogni racconto. Come Swift, anche Voltaire utilizza lo straniamento per mettere in evidenza i mali della società, illuminando di una luce vivida le cose difficili da accettare, sopprimendo così la patina creata dalla consuetudine.
Bibliografia
Voltaire Candido ovvero l’ottimismo intr. Italo Calvino, illustrato da Paul Klee, Milano 1974 – 2000
Voltaire, Candido e altri romanzi, intr. L. Luporini , Firenze 1967 (Contiene i romanzi: Zadig Candido; L’ingenuo; Micromegas; La principessa di Babilonia)
Voltaire , Candido ovvero l’ottimismo, Milano 1991-1993.
Voltaire, Scritti Politici, ed. a cura di R. Fubini, Torino 1964 (Contiene:Lettere Filosofiche; Primi spunti per una riforma e la libertà dell’’ Homme de Letteres’; Lasciare andare il mondo come va?; Gli editti del controllore generale Machault; Trattato sulla tolleranza; Idee repubblicane; Commentario Intorno al libro ‘Dei Delitti e delle Pene’; I progressi della ragione e i despoti illuminati; Delenda Carthago!; A.B.C.; Il cancelliere Mauoeou e i parlamenti; Il ministro filosofo; Anti-Machiavelli o saggio critico sul ‘ Principe’ di Machiavelli)
Voltaire, Zadig e altri racconti, a cura di Lorenzo Bianchi, Milano 1994 (Zadig o il destino. Storia orientale; Il mondo come va. Visione di Babuc scritta da lui medesimo; Memnone o la saggezza umana; Lettera di un turco sui fachiri e sul suo amico Bababec; Micromegas. Storia filosofica; Sogno di Platone; I due consolati; Storia dei viaggi di Scarmentado scritta da lui medesimo).
Adams D. J., La femme dans les contes et les romans de Voltaire, Paris 1974.
Heuvel J. Van den, Voltaire dans ses contes, Paris 1967.
Braun T. E. D., “Voltaire, Zadig, Candide, and chaos”, in “Studies on Voltaire and the eighteenth century” , Oxford 1997.
Swift J., Viaggi di Gulliver in vari paesi lontani del mondo,intr. M. Astaldi, illustrazioni Grandville, Milano 1975-2000.
Auerbach Erich, Mimesis. Il realismo nella letteratura occidentale trad. It. a cura di Roncaglia A., Torino 1956.
D’Agostini M. Enrica, ed., La letteratura di viaggio, storia e prospettive di un genere letterario, Milano 1987.
Abraham P., Desné R, Storia della letteratura francese, Parigi 1985.
Sozzi L., Storia della civiltà letteraria francese, Torino 1984.
Note
5) vedi nota precedente
6) Protagonista femminile dell'Ingenuo di Voltaire in Candido, Zadig, Micromega, L’Ingenuo, Garzanti, Milano, 2000.
7) Voltaire, L'Ingenuo in Candido, Zadig, Micromega, L’Ingenuo, Garzanti, Milano, 2000
8) Protagonista dell'opera di Voltaire : Il mondo come va. Visione di Babuc scritta da lui medesimo, in Scritti politici a cura di R. Fubini Unione Tipografico-editrice torinese 1964.
9) Protagonista dell'opera di Voltaire: Zadig o il destino in Candido, Zadig, Micromega, L’Ingenuo, Garzanti, Milano, 2000
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